Nella parte più alta e scenografica dell'antica Tibur, là dove la città si affaccia a strapiombo sulla gola dell'Aniene, sorgono due templi romani che da secoli sono il simbolo di Tivoli. Il Tempio di Vesta, con la sua pianta circolare, e il vicino Tempio della Sibilla compongono uno dei panorami più celebri del Lazio. Da Erbehouse li separano circa 300 metri in linea d'aria: una passeggiata di pochi minuti attraverso il centro storico, tra vicoli e piccole piazze.
L'acropoli dell'antica Tibur
Molto prima di diventare la città delle ville rinascimentali, Tivoli era Tibur, un centro importante e più antico della stessa Roma secondo la tradizione. La sua acropoli occupava uno sperone roccioso naturalmente protetto dalla valle del fiume, un luogo ideale per i culti religiosi. Il piano dell'acropoli fu anche ampliato con sostruzioni artificiali, ancora oggi visibili osservando il complesso dal basso.
I due templi appartengono a epoche diverse: il Tempio della Sibilla è il più antico, risalente al II secolo a.C., mentre il Tempio di Vesta fu costruito nella prima metà del I secolo a.C.
Il Tempio di Vesta, il tempio rotondo
È il monumento più noto dell'antica Tibur e, per l'eleganza delle sue linee, il simbolo della città moderna. Il tempio ha pianta circolare, con un diametro di circa 14 metri, ed era circondato in origine da 18 colonne corinzie scanalate: oggi ne restano 10, che sorreggono ancora una trabeazione decorata con bucrani e ghirlande. Il basamento è costruito in blocchi di travertino, la pietra che caratterizza tutto il territorio tiburtino.
La dedicazione a Vesta è tradizionale ma non certa, e nel corso dei secoli il monumento ha avuto nomi diversi. Nel Medioevo fu trasformato in chiesa con il nome di Santa Maria Rotonda: tracce di pitture cristiane rimasero visibili all'interno della cella fino ai primi del Novecento.
Il Tempio della Sibilla
Accanto al tempio rotondo si trova il Tempio della Sibilla, a pianta rettangolare, con quattro colonne sulla facciata e semicolonne addossate alle pareti della cella. Le due colonne centrali della facciata oggi non ci sono più. La divinità a cui era dedicato non è nota con sicurezza: la tradizione lo lega ad Albunea, la sibilla tiburtina, figura profetica molto radicata nella memoria della città.
Anche questo edificio ebbe una seconda vita cristiana: al suo interno venne ricavata una chiesa dedicata a San Giorgio, documentata già alla fine del X secolo, il cui campanile fu demolito nel 1881.
Un modello per architetti e pittori
Pochi monumenti antichi hanno influenzato l'architettura europea quanto il tempio rotondo di Tivoli. Architetti del Rinascimento come Sebastiano Serlio e Andrea Palladio lo studiarono con attenzione, e in età neoclassica ne furono realizzate diverse reinterpretazioni: tra le più famose il cosiddetto Tivoli Corner della Banca d'Inghilterra, progettato da John Soane alla fine del Settecento, e il Mussenden Temple in Irlanda del Nord.
Per i viaggiatori del Grand Tour, la vista dei templi sospesi sopra le cascate dell'Aniene era una tappa obbligata, riprodotta in innumerevoli dipinti e incisioni che hanno contribuito a diffondere l'immagine di Tivoli in tutta Europa.
Come ammirarli al meglio
- I templi si trovano in corrispondenza di Villa Gregoriana, parco gestito dal FAI: abbinare le due visite è il modo più completo per apprezzarli da vicino e dal basso.
- Dal fondo della gola il Tempio di Vesta appare in bilico sullo strapiombo: è la prospettiva resa celebre dalle antiche vedute.
- La luce del tardo pomeriggio esalta il colore caldo del travertino.
- Modalità di accesso, orari e biglietti possono variare: verificateli sui canali ufficiali prima della visita.
Se avete ancora tempo, proseguite la scoperta della Tivoli antica con il Santuario di Ercole Vincitore, a circa mezzo chilometro da Erbehouse, oppure seguite il nostro itinerario di un giorno in città.
L'acropoli a pochi minuti da Erbehouse
Dall'appartamento in Piazza dell'Erbe si raggiungono i templi a piedi attraversando il centro storico: perfetti anche per una passeggiata al tramonto.